Arabpop n.10 - Mappe e confini
Par :Formats :
Disponible dans votre compte client Decitre ou Furet du Nord dès validation de votre commande. Le format PDF est :
- Compatible avec une lecture sur My Vivlio (smartphone, tablette, ordinateur)
- Compatible avec une lecture sur liseuses Vivlio
- Pour les liseuses autres que Vivlio, vous devez utiliser le logiciel Adobe Digital Edition. Non compatible avec la lecture sur les liseuses Kindle, Remarkable et Sony
, qui est-ce ?Notre partenaire de plateforme de lecture numérique où vous retrouverez l'ensemble de vos ebooks gratuitement
Pour en savoir plus sur nos ebooks, consultez notre aide en ligne ici
- Nombre de pages128
- FormatPDF
- ISBN1282493116
- EAN9791282493116
- Date de parution12/06/2026
- Protection num.Digital Watermarking
- Taille18 Mo
- Infos supplémentairespdf
- ÉditeurTangerin
Résumé
Il confine non è soltanto una linea tracciata sulle mappe: è una soglia viva, un punto in cui l'identità si incrina, si interroga, entra in crisi. È proprio ai margini che nascono le ibridazioni, dove accenti e culture si sfiorano e si trasformano a vicenda. Se sono evidenti - e spesso insormontabili - i muri materiali da attraversare per raggiungere l'altro o per migrare altrove, altrettanto concreti e difficili da scalfire sono quelli simbolici: barriere sociali, disuguaglianze, distanze invisibili che separano anche chi abita gli stessi spazi.
Ma questo decimo numero di Arabpop, Mappe e confini, dimostra che le cartografie si possono anche sabotare, distorcere - come nelle opere di Razan al-Salah e Mona Hatoum - o, nel caso dell'artista egiziano El Masry, sovraricamare per svelarne i processi di potere che le producono.
Diventa allora possibile metterle in discussione, aprire varchi e far franare la solidità dei confini, incrinare l'idea che possano esistere confini stabili entro cui leggere corpi, identità e appartenenza: dall'inafferrabilità delle frequenze radio di Radio Alger durante la rivoluzione algerina o di Radio Alhara a Betlemme, in Palestina, alla migrazione di piante e semi nell'area subsahariana fino alle ibridazioni dei corpi che - dal Libano ai Caraibi - riflettono la porosità delle identità diasporiche in continuo scambio e trasformazione. Le tante Palestine disseminate nel mondo raccontate dalla scrittrice Lina Merouane, e la storia della ferrovia che un tempo connetteva Gerusalemme a Beirut - che nulla a che vedere con una nostalgia coloniale, ma piuttosto con un sogno che persiste - chiudono l'intreccio di voci che, in questo numero, mostrano mappe e confini nella loro natura polivalente: strumenti che ordinano e feriscono, che tracciano separazioni e producono esclusioni, ma anche superfici instabili, permeabili, e da cui è ancora possibile (ri)partire.
Diventa allora possibile metterle in discussione, aprire varchi e far franare la solidità dei confini, incrinare l'idea che possano esistere confini stabili entro cui leggere corpi, identità e appartenenza: dall'inafferrabilità delle frequenze radio di Radio Alger durante la rivoluzione algerina o di Radio Alhara a Betlemme, in Palestina, alla migrazione di piante e semi nell'area subsahariana fino alle ibridazioni dei corpi che - dal Libano ai Caraibi - riflettono la porosità delle identità diasporiche in continuo scambio e trasformazione. Le tante Palestine disseminate nel mondo raccontate dalla scrittrice Lina Merouane, e la storia della ferrovia che un tempo connetteva Gerusalemme a Beirut - che nulla a che vedere con una nostalgia coloniale, ma piuttosto con un sogno che persiste - chiudono l'intreccio di voci che, in questo numero, mostrano mappe e confini nella loro natura polivalente: strumenti che ordinano e feriscono, che tracciano separazioni e producono esclusioni, ma anche superfici instabili, permeabili, e da cui è ancora possibile (ri)partire.






















