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«Tutto solo e con pochissimi libri». Antonino Bivona Bernardi e la storia naturale in Sicilia nel primo Ottocento
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- Nombre de pages164
- FormatPDF
- ISBN978-88-9359-937-5
- EAN9788893599375
- Date de parution24/02/2026
- Protection num.Digital Watermarking
- Taille4 Mo
- Infos supplémentairespdf
- ÉditeurEdizioni di Storia e Letteratu
Résumé
1837: il colera imperversa a Palermo. Fra le vittime si conta anche Antonino Bivona Bernardi: « illustre siciliano » lo si proclamerà nella letteratura d'occasione, fiorita per esorcizzare il vulnus del trauma dell'epidemia. Un riconoscimento che suona quasi beffardo. Per una tragica ironia a quel fatidico incontro Bivona Bernardi vi giunge, infatti, proprio quando l'amicizia con il giovane Filippo Parlatore, il futuro fondatore a Firenze dell'Erbario centrale italiano, lo ha da poco ridestato all'antica e originaria passione, la botanica, a cui a partire dal 1806 ha dedicato le prime ed entusiaste energie.
Di lì una parabola travagliata, polarizzatasi in un crescendo di squilibri: da un lato le attestazioni di stima, che Bivona Bernardi si guadagna in Italia e nell'Europa tutta ad ogni nuova indagine intrapresa, che investa ancora il mondo delle piante, oppure si dedichi a zoologia, paleontologia, geologia e chimica; dall'altro, lo stentato riconoscimento ottenuto in patria, la Palermo rinata anche al nuovo orto botanico, che ne eluderà la candidatura alla docenza e alla direzione, sconfitta personale e occasione mancata per la città.
Il libro ricostruisce la biografia di questo appassionato naturalista, che il figlio Andrea tratteggia « lepido e gentile nel conversare » e « caldo nelle quistioni » nell'Elogio, un omaggio alla memoria, lui che al colera era sopravvissuto per la abnegazione del padre, che aveva comprato « con la morte la vita di lui ».
Di lì una parabola travagliata, polarizzatasi in un crescendo di squilibri: da un lato le attestazioni di stima, che Bivona Bernardi si guadagna in Italia e nell'Europa tutta ad ogni nuova indagine intrapresa, che investa ancora il mondo delle piante, oppure si dedichi a zoologia, paleontologia, geologia e chimica; dall'altro, lo stentato riconoscimento ottenuto in patria, la Palermo rinata anche al nuovo orto botanico, che ne eluderà la candidatura alla docenza e alla direzione, sconfitta personale e occasione mancata per la città.
Il libro ricostruisce la biografia di questo appassionato naturalista, che il figlio Andrea tratteggia « lepido e gentile nel conversare » e « caldo nelle quistioni » nell'Elogio, un omaggio alla memoria, lui che al colera era sopravvissuto per la abnegazione del padre, che aveva comprato « con la morte la vita di lui ».





