Carl Schmitt è forse la figura intellettuale più controversa del Novecento, il
cui spettro torna immancabilmente a palesarsi ogniqualvolta gli ordinamenti costituzionali vengano messi sotto pressione e pongano limiti alle libertà fondamentali da essi stessi sancite. Campi di prigionia, populismi d'ogni
colore, decretazione d'urgenza, misure restrittive a fronte di un'emergenza
pandemica e molti altri esempi recenti di provvedimenti che limitano i
diritti di libertà: ad ogni minimo cedimento degli Stati democratici, si invoca Schmitt come nume tutelare o ispiratore dannato.
Ma questo uso del pensiero schmittiano è davvero fedele alla teoria del giurista tedesco?
L'indecisionista offre una risposta netta, ed è un no. Al di là delle letture
sclerotizzate che schiacciano Schmitt sulla triade eccezione, decisione e opposizione amico-nemico, il libro mostra come egli abbia sostenuto il "decisionismo eccezionalista" per un periodo assai breve, circoscritto ai primi
anni Venti, e come presto vi pose mano per emendarne le debolezze.
La
teoria istituzionalista schmittiana - conservatrice, certo, e con chiare punte
di illiberalità - mostra ben più e meglio del decisionismo eccezionalista
come il cuore della politica, per il giurista tedesco, non stia nella creazione
di condizioni emergenziali, ma nella selezione dei modelli e delle pratiche
su cui si impernia la normalità della vita di tutti i giorni.
Carl Schmitt è forse la figura intellettuale più controversa del Novecento, il
cui spettro torna immancabilmente a palesarsi ogniqualvolta gli ordinamenti costituzionali vengano messi sotto pressione e pongano limiti alle libertà fondamentali da essi stessi sancite. Campi di prigionia, populismi d'ogni
colore, decretazione d'urgenza, misure restrittive a fronte di un'emergenza
pandemica e molti altri esempi recenti di provvedimenti che limitano i
diritti di libertà: ad ogni minimo cedimento degli Stati democratici, si invoca Schmitt come nume tutelare o ispiratore dannato.
Ma questo uso del pensiero schmittiano è davvero fedele alla teoria del giurista tedesco?
L'indecisionista offre una risposta netta, ed è un no. Al di là delle letture
sclerotizzate che schiacciano Schmitt sulla triade eccezione, decisione e opposizione amico-nemico, il libro mostra come egli abbia sostenuto il "decisionismo eccezionalista" per un periodo assai breve, circoscritto ai primi
anni Venti, e come presto vi pose mano per emendarne le debolezze.
La
teoria istituzionalista schmittiana - conservatrice, certo, e con chiare punte
di illiberalità - mostra ben più e meglio del decisionismo eccezionalista
come il cuore della politica, per il giurista tedesco, non stia nella creazione
di condizioni emergenziali, ma nella selezione dei modelli e delle pratiche
su cui si impernia la normalità della vita di tutti i giorni.