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Francesca Santucci

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Giovanni Giudici e i libri degli altri
Diceva Giacomo Noventa che dopo 7000 anni di letteratura non si poteva scrivere nulla di nuovo. O comunque era diventato difficile. Ma si
danno casi in cui il « nuovo » può trovarsi là dove meno appare o tale non si pretende. Penso a certe poesie che a primo impatto sembrerebbero
poco comprensibili e tuttavia riescono a sedurre: col ritmo, col suono, col geloso mistero della loro « lingua strana ».
Penso a romanzi dove il lettore non viene informato sul « come-va-a-finire » (e « Va a finire che non finisce » verrebbe voglia di dirgli, magari consigliandolo di cercare in altro campo, fra le tonde e rigogliose zucche dei romanzi dove tutto è spiegato). Ma più che dare risposte (c'è chi sostiene) l'opera letteraria non dovrebbe aprire domande? Non sta proprio in questo la scommessa della sua durata? G.
Giudici, I mari di Biamonti, Trentarighe, « l'Unità », 23 maggio 1994, p. 6
Penso a romanzi dove il lettore non viene informato sul « come-va-a-finire » (e « Va a finire che non finisce » verrebbe voglia di dirgli, magari consigliandolo di cercare in altro campo, fra le tonde e rigogliose zucche dei romanzi dove tutto è spiegato). Ma più che dare risposte (c'è chi sostiene) l'opera letteraria non dovrebbe aprire domande? Non sta proprio in questo la scommessa della sua durata? G.
Giudici, I mari di Biamonti, Trentarighe, « l'Unità », 23 maggio 1994, p. 6
Diceva Giacomo Noventa che dopo 7000 anni di letteratura non si poteva scrivere nulla di nuovo. O comunque era diventato difficile. Ma si
danno casi in cui il « nuovo » può trovarsi là dove meno appare o tale non si pretende. Penso a certe poesie che a primo impatto sembrerebbero
poco comprensibili e tuttavia riescono a sedurre: col ritmo, col suono, col geloso mistero della loro « lingua strana ».
Penso a romanzi dove il lettore non viene informato sul « come-va-a-finire » (e « Va a finire che non finisce » verrebbe voglia di dirgli, magari consigliandolo di cercare in altro campo, fra le tonde e rigogliose zucche dei romanzi dove tutto è spiegato). Ma più che dare risposte (c'è chi sostiene) l'opera letteraria non dovrebbe aprire domande? Non sta proprio in questo la scommessa della sua durata? G.
Giudici, I mari di Biamonti, Trentarighe, « l'Unità », 23 maggio 1994, p. 6
Penso a romanzi dove il lettore non viene informato sul « come-va-a-finire » (e « Va a finire che non finisce » verrebbe voglia di dirgli, magari consigliandolo di cercare in altro campo, fra le tonde e rigogliose zucche dei romanzi dove tutto è spiegato). Ma più che dare risposte (c'è chi sostiene) l'opera letteraria non dovrebbe aprire domande? Non sta proprio in questo la scommessa della sua durata? G.
Giudici, I mari di Biamonti, Trentarighe, « l'Unità », 23 maggio 1994, p. 6
