Sulle differenze razziali tra bianchi e neri è un breve saggio di antropologia fisica del medico americano William Charles Wells, pubblicato nel 1818 e qui per la prima volta interamente tradotto in italiano. Ha avuto una fortuna molto particolare, raccontata nella nota introduttiva: ignorato per quasi mezzo secolo, il saggio diventa improvvisamente noto quando Charles Darwin, nella quarta edizione dell'Origine delle specie, legge in esso « il principio della selezione naturale per la prima volta pubblicamente formulato ».
Da quel momento in poi, Wells viene perlopiù 'confinato' nel pre-evoluzionismo. Ma leggere il suo saggio in chiave evoluzionistica significa estirparlo dal suo contesto storico, culturale, intellettuale e scientifico di riferimento, che non è quello dell'evoluzionismo, bensì quello dell'antropologia fisica. Restituito alla storia naturale del primo Ottocento, come avviene nella nota storica che segue il testo del saggio, Sulle differenze razziali tra bianchi e neri si rivela essere non solo la risposta più esaustiva alla domanda antropologica del suo tempo, ma anche una preziosa chiave di comprensione del discorso razziale, in cui va a rappresentare uno dei pochi riferimenti contro quel poligenismo che, proprio negli Stati Uniti di Wells, sta portando dritto al razzismo scientifico.
Sulle differenze razziali tra bianchi e neri è un breve saggio di antropologia fisica del medico americano William Charles Wells, pubblicato nel 1818 e qui per la prima volta interamente tradotto in italiano. Ha avuto una fortuna molto particolare, raccontata nella nota introduttiva: ignorato per quasi mezzo secolo, il saggio diventa improvvisamente noto quando Charles Darwin, nella quarta edizione dell'Origine delle specie, legge in esso « il principio della selezione naturale per la prima volta pubblicamente formulato ».
Da quel momento in poi, Wells viene perlopiù 'confinato' nel pre-evoluzionismo. Ma leggere il suo saggio in chiave evoluzionistica significa estirparlo dal suo contesto storico, culturale, intellettuale e scientifico di riferimento, che non è quello dell'evoluzionismo, bensì quello dell'antropologia fisica. Restituito alla storia naturale del primo Ottocento, come avviene nella nota storica che segue il testo del saggio, Sulle differenze razziali tra bianchi e neri si rivela essere non solo la risposta più esaustiva alla domanda antropologica del suo tempo, ma anche una preziosa chiave di comprensione del discorso razziale, in cui va a rappresentare uno dei pochi riferimenti contro quel poligenismo che, proprio negli Stati Uniti di Wells, sta portando dritto al razzismo scientifico.