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Felice Cavallotti

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La figlia di Jefte
La figlia di Jefte, commedia in un atto di Felice Cavallotti, rielabora con finezza teatrale un soggetto di ascendenza biblica, trasformandolo in una riflessione concentrata su promessa, sacrificio e responsabilità morale. Nella misura breve dell'atto unico, il testo condensa tensione drammatica e incisività dialogica, affidandosi a una lingua sorvegliata, energica e fortemente retorica, tipica della tradizione teatrale ottocentesca italiana.
Cavallotti intreccia pathos, polemica etica e gusto scenico, collocando l'opera nel solco di un teatro civile che, pur guardando ai modelli classici, mira a interrogare i conflitti interiori dell'individuo moderno. Felice Cavallotti, figura eminente della vita letteraria e politica postunitaria, fu poeta, giornalista, drammaturgo e protagonista della sinistra radicale. La sua esperienza pubblica, segnata da battaglie per la libertà, la laicità e il rinnovamento morale del paese, aiuta a comprendere la tensione ideale che anima anche questa pièce.
In lui l'esercizio letterario non è mai separato dall'impegno: il recupero di un tema tragico e sacrale diventa così occasione per discutere autorità, coscienza e valore umano del sacrificio. Il libro si raccomanda a chi studi il teatro italiano dell'Ottocento, ma anche a lettori interessati al dialogo fra tradizione biblica e sensibilità moderna. La sua brevità non ne limita la densità concettuale: al contrario, rende l'opera particolarmente adatta a una lettura critica attenta.
È un testo significativo per comprendere come il dramma possa farsi insieme esercizio stilistico e meditazione civile.
Cavallotti intreccia pathos, polemica etica e gusto scenico, collocando l'opera nel solco di un teatro civile che, pur guardando ai modelli classici, mira a interrogare i conflitti interiori dell'individuo moderno. Felice Cavallotti, figura eminente della vita letteraria e politica postunitaria, fu poeta, giornalista, drammaturgo e protagonista della sinistra radicale. La sua esperienza pubblica, segnata da battaglie per la libertà, la laicità e il rinnovamento morale del paese, aiuta a comprendere la tensione ideale che anima anche questa pièce.
In lui l'esercizio letterario non è mai separato dall'impegno: il recupero di un tema tragico e sacrale diventa così occasione per discutere autorità, coscienza e valore umano del sacrificio. Il libro si raccomanda a chi studi il teatro italiano dell'Ottocento, ma anche a lettori interessati al dialogo fra tradizione biblica e sensibilità moderna. La sua brevità non ne limita la densità concettuale: al contrario, rende l'opera particolarmente adatta a una lettura critica attenta.
È un testo significativo per comprendere come il dramma possa farsi insieme esercizio stilistico e meditazione civile.
La figlia di Jefte, commedia in un atto di Felice Cavallotti, rielabora con finezza teatrale un soggetto di ascendenza biblica, trasformandolo in una riflessione concentrata su promessa, sacrificio e responsabilità morale. Nella misura breve dell'atto unico, il testo condensa tensione drammatica e incisività dialogica, affidandosi a una lingua sorvegliata, energica e fortemente retorica, tipica della tradizione teatrale ottocentesca italiana.
Cavallotti intreccia pathos, polemica etica e gusto scenico, collocando l'opera nel solco di un teatro civile che, pur guardando ai modelli classici, mira a interrogare i conflitti interiori dell'individuo moderno. Felice Cavallotti, figura eminente della vita letteraria e politica postunitaria, fu poeta, giornalista, drammaturgo e protagonista della sinistra radicale. La sua esperienza pubblica, segnata da battaglie per la libertà, la laicità e il rinnovamento morale del paese, aiuta a comprendere la tensione ideale che anima anche questa pièce.
In lui l'esercizio letterario non è mai separato dall'impegno: il recupero di un tema tragico e sacrale diventa così occasione per discutere autorità, coscienza e valore umano del sacrificio. Il libro si raccomanda a chi studi il teatro italiano dell'Ottocento, ma anche a lettori interessati al dialogo fra tradizione biblica e sensibilità moderna. La sua brevità non ne limita la densità concettuale: al contrario, rende l'opera particolarmente adatta a una lettura critica attenta.
È un testo significativo per comprendere come il dramma possa farsi insieme esercizio stilistico e meditazione civile.
Cavallotti intreccia pathos, polemica etica e gusto scenico, collocando l'opera nel solco di un teatro civile che, pur guardando ai modelli classici, mira a interrogare i conflitti interiori dell'individuo moderno. Felice Cavallotti, figura eminente della vita letteraria e politica postunitaria, fu poeta, giornalista, drammaturgo e protagonista della sinistra radicale. La sua esperienza pubblica, segnata da battaglie per la libertà, la laicità e il rinnovamento morale del paese, aiuta a comprendere la tensione ideale che anima anche questa pièce.
In lui l'esercizio letterario non è mai separato dall'impegno: il recupero di un tema tragico e sacrale diventa così occasione per discutere autorità, coscienza e valore umano del sacrificio. Il libro si raccomanda a chi studi il teatro italiano dell'Ottocento, ma anche a lettori interessati al dialogo fra tradizione biblica e sensibilità moderna. La sua brevità non ne limita la densità concettuale: al contrario, rende l'opera particolarmente adatta a una lettura critica attenta.
È un testo significativo per comprendere come il dramma possa farsi insieme esercizio stilistico e meditazione civile.
Les livres de Felice Cavallotti

Alcibiade, la critica e il secolo di Pericle. Edizione arricchita. Lettera di Felice Cavallotti a Yorick figlio di Yorick
Felice Cavallotti, Enrico Bellini
E-book
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