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Vogliamo la guerra totale?
Mai negli ultimi decenni l'Europa è stata tanto vicina a precipitare in un conflitto allargato. Mentre l'America arretra e gli europei riarmano, il confronto tra Occidente e Russia si avvicina pericolosamente alla soglia dello scontro aperto. L'Italia, formalmente in pace ma cobelligerante di fatto, non ne resta fuori. L'Alleanza Atlantica sopravvive solo nella forma, mentre al suo interno crescono rivalità, gelosie nazionali e ambizioni divergenti.
Al centro di questo scenario, ritorna la questione tedesca. La storia non si ripete mai nelle stesse forme, ma certe rime sono difficili da ignorare. Come alla vigilia della prima e della seconda guerra mondiale, l'Europa orientale è di nuovo il campo d'attrito tra Germania e Russia, con l'Ucraina al centro. Il volume approfondisce le dimensioni di questo passaggio storico. La prima parte, "La fine del tabù tedesco", analizza la metamorfosi della Germania lungo le sue direttrici principali: dalla nuova strategia militare alla riconversione industriale, dalle vulnerabilità materiali, istituzionali e culturali della Bundeswehr alle ricadute sulla società nel suo complesso.
Sullo sfondo, il concetto di esercito àncora (Ankerarmee): non un sistema di difesa europeo, ma un'architettura di forze nazionali guidata di fatto dalla Germania. L'ambizione di Berlino si scontra però con un fronte interno tedesco sempre più inquieto, segnato dall'ascesa dell'AfD, il partito neonazionalista ormai in testa ai sondaggi. La seconda parte, "Onde d'urto", misura gli effetti del riarmo sugli equilibri europei.
Nel Vecchio Continente ciascuno reagisce seguendo ambizioni, memorie e interessi differenti: dall'inquietudine francese all'integrazione militare olandese, dalla diffidenza polacca alla distrazione italiana, fino all'ambiguità britannica e alla scommessa svedese. L'America sovraestesa applaude il riarmo tedesco, forse ingenuamente, e la Cina cerca opportunità industriali. Intanto, la nuova èra atomica aperta dalla crisi della deterrenza americana impone di pensare l'impensabile: come può la Germania diventare il perno militare dell'Europa senza un arsenale nucleare nazionale? La terza parte si intitola "Berlino-Mosca, giochi di guerra".
Nell'establishment tedesco prevale ormai un consenso: la Russia è il nemico strategico contro cui prepararsi a combattere. Non tutti in Germania considerano però la rottura irreversibile. Sotto la superficie, sopravvive l'idea che una tregua duratura in Ucraina possa riaprire, prima o poi, il canale con Mosca - a partire dall'energia. Nel frattempo, la Russia osserva il ritorno della Germania con sospetto, ma anche con un senso di malinconia per un legame perduto (forse) per sempre.
Limes si basa sull'incrocio di competenze e approcci molto diversi. A essa collaborano infatti studiosi (storici, geografi, sociologi, politologi, giuristi, antropologi eccetera) ma anche decisori (politici, diplomatici, militari, imprenditori, manager eccetera), in uno scambio aperto di opinioni e in una feconda contaminazione di approcci. Salvo le opinioni apertamente razziste, in quanto tali avverse a un dibattito aperto e paritario, tutte le idee politiche e geopolitiche hanno pieno accesso alla rivista.
Essa si fonda infatti sul confronto contrastivo di rappresentazioni e progetti geopolitici diversi o anche opposti. L'essenziale è che essi siano riconducibili a conflitti di potere nello spazio (terrestre, marittimo, aereo), e che siano quindi cartografabili. L'uso di cartine geopolitiche è quindi essenziale per sviluppare il confronto, e su Limes infatti la cartografia abbonda.
Al centro di questo scenario, ritorna la questione tedesca. La storia non si ripete mai nelle stesse forme, ma certe rime sono difficili da ignorare. Come alla vigilia della prima e della seconda guerra mondiale, l'Europa orientale è di nuovo il campo d'attrito tra Germania e Russia, con l'Ucraina al centro. Il volume approfondisce le dimensioni di questo passaggio storico. La prima parte, "La fine del tabù tedesco", analizza la metamorfosi della Germania lungo le sue direttrici principali: dalla nuova strategia militare alla riconversione industriale, dalle vulnerabilità materiali, istituzionali e culturali della Bundeswehr alle ricadute sulla società nel suo complesso.
Sullo sfondo, il concetto di esercito àncora (Ankerarmee): non un sistema di difesa europeo, ma un'architettura di forze nazionali guidata di fatto dalla Germania. L'ambizione di Berlino si scontra però con un fronte interno tedesco sempre più inquieto, segnato dall'ascesa dell'AfD, il partito neonazionalista ormai in testa ai sondaggi. La seconda parte, "Onde d'urto", misura gli effetti del riarmo sugli equilibri europei.
Nel Vecchio Continente ciascuno reagisce seguendo ambizioni, memorie e interessi differenti: dall'inquietudine francese all'integrazione militare olandese, dalla diffidenza polacca alla distrazione italiana, fino all'ambiguità britannica e alla scommessa svedese. L'America sovraestesa applaude il riarmo tedesco, forse ingenuamente, e la Cina cerca opportunità industriali. Intanto, la nuova èra atomica aperta dalla crisi della deterrenza americana impone di pensare l'impensabile: come può la Germania diventare il perno militare dell'Europa senza un arsenale nucleare nazionale? La terza parte si intitola "Berlino-Mosca, giochi di guerra".
Nell'establishment tedesco prevale ormai un consenso: la Russia è il nemico strategico contro cui prepararsi a combattere. Non tutti in Germania considerano però la rottura irreversibile. Sotto la superficie, sopravvive l'idea che una tregua duratura in Ucraina possa riaprire, prima o poi, il canale con Mosca - a partire dall'energia. Nel frattempo, la Russia osserva il ritorno della Germania con sospetto, ma anche con un senso di malinconia per un legame perduto (forse) per sempre.
Limes si basa sull'incrocio di competenze e approcci molto diversi. A essa collaborano infatti studiosi (storici, geografi, sociologi, politologi, giuristi, antropologi eccetera) ma anche decisori (politici, diplomatici, militari, imprenditori, manager eccetera), in uno scambio aperto di opinioni e in una feconda contaminazione di approcci. Salvo le opinioni apertamente razziste, in quanto tali avverse a un dibattito aperto e paritario, tutte le idee politiche e geopolitiche hanno pieno accesso alla rivista.
Essa si fonda infatti sul confronto contrastivo di rappresentazioni e progetti geopolitici diversi o anche opposti. L'essenziale è che essi siano riconducibili a conflitti di potere nello spazio (terrestre, marittimo, aereo), e che siano quindi cartografabili. L'uso di cartine geopolitiche è quindi essenziale per sviluppare il confronto, e su Limes infatti la cartografia abbonda.
Mai negli ultimi decenni l'Europa è stata tanto vicina a precipitare in un conflitto allargato. Mentre l'America arretra e gli europei riarmano, il confronto tra Occidente e Russia si avvicina pericolosamente alla soglia dello scontro aperto. L'Italia, formalmente in pace ma cobelligerante di fatto, non ne resta fuori. L'Alleanza Atlantica sopravvive solo nella forma, mentre al suo interno crescono rivalità, gelosie nazionali e ambizioni divergenti.
Al centro di questo scenario, ritorna la questione tedesca. La storia non si ripete mai nelle stesse forme, ma certe rime sono difficili da ignorare. Come alla vigilia della prima e della seconda guerra mondiale, l'Europa orientale è di nuovo il campo d'attrito tra Germania e Russia, con l'Ucraina al centro. Il volume approfondisce le dimensioni di questo passaggio storico. La prima parte, "La fine del tabù tedesco", analizza la metamorfosi della Germania lungo le sue direttrici principali: dalla nuova strategia militare alla riconversione industriale, dalle vulnerabilità materiali, istituzionali e culturali della Bundeswehr alle ricadute sulla società nel suo complesso.
Sullo sfondo, il concetto di esercito àncora (Ankerarmee): non un sistema di difesa europeo, ma un'architettura di forze nazionali guidata di fatto dalla Germania. L'ambizione di Berlino si scontra però con un fronte interno tedesco sempre più inquieto, segnato dall'ascesa dell'AfD, il partito neonazionalista ormai in testa ai sondaggi. La seconda parte, "Onde d'urto", misura gli effetti del riarmo sugli equilibri europei.
Nel Vecchio Continente ciascuno reagisce seguendo ambizioni, memorie e interessi differenti: dall'inquietudine francese all'integrazione militare olandese, dalla diffidenza polacca alla distrazione italiana, fino all'ambiguità britannica e alla scommessa svedese. L'America sovraestesa applaude il riarmo tedesco, forse ingenuamente, e la Cina cerca opportunità industriali. Intanto, la nuova èra atomica aperta dalla crisi della deterrenza americana impone di pensare l'impensabile: come può la Germania diventare il perno militare dell'Europa senza un arsenale nucleare nazionale? La terza parte si intitola "Berlino-Mosca, giochi di guerra".
Nell'establishment tedesco prevale ormai un consenso: la Russia è il nemico strategico contro cui prepararsi a combattere. Non tutti in Germania considerano però la rottura irreversibile. Sotto la superficie, sopravvive l'idea che una tregua duratura in Ucraina possa riaprire, prima o poi, il canale con Mosca - a partire dall'energia. Nel frattempo, la Russia osserva il ritorno della Germania con sospetto, ma anche con un senso di malinconia per un legame perduto (forse) per sempre.
Limes si basa sull'incrocio di competenze e approcci molto diversi. A essa collaborano infatti studiosi (storici, geografi, sociologi, politologi, giuristi, antropologi eccetera) ma anche decisori (politici, diplomatici, militari, imprenditori, manager eccetera), in uno scambio aperto di opinioni e in una feconda contaminazione di approcci. Salvo le opinioni apertamente razziste, in quanto tali avverse a un dibattito aperto e paritario, tutte le idee politiche e geopolitiche hanno pieno accesso alla rivista.
Essa si fonda infatti sul confronto contrastivo di rappresentazioni e progetti geopolitici diversi o anche opposti. L'essenziale è che essi siano riconducibili a conflitti di potere nello spazio (terrestre, marittimo, aereo), e che siano quindi cartografabili. L'uso di cartine geopolitiche è quindi essenziale per sviluppare il confronto, e su Limes infatti la cartografia abbonda.
Al centro di questo scenario, ritorna la questione tedesca. La storia non si ripete mai nelle stesse forme, ma certe rime sono difficili da ignorare. Come alla vigilia della prima e della seconda guerra mondiale, l'Europa orientale è di nuovo il campo d'attrito tra Germania e Russia, con l'Ucraina al centro. Il volume approfondisce le dimensioni di questo passaggio storico. La prima parte, "La fine del tabù tedesco", analizza la metamorfosi della Germania lungo le sue direttrici principali: dalla nuova strategia militare alla riconversione industriale, dalle vulnerabilità materiali, istituzionali e culturali della Bundeswehr alle ricadute sulla società nel suo complesso.
Sullo sfondo, il concetto di esercito àncora (Ankerarmee): non un sistema di difesa europeo, ma un'architettura di forze nazionali guidata di fatto dalla Germania. L'ambizione di Berlino si scontra però con un fronte interno tedesco sempre più inquieto, segnato dall'ascesa dell'AfD, il partito neonazionalista ormai in testa ai sondaggi. La seconda parte, "Onde d'urto", misura gli effetti del riarmo sugli equilibri europei.
Nel Vecchio Continente ciascuno reagisce seguendo ambizioni, memorie e interessi differenti: dall'inquietudine francese all'integrazione militare olandese, dalla diffidenza polacca alla distrazione italiana, fino all'ambiguità britannica e alla scommessa svedese. L'America sovraestesa applaude il riarmo tedesco, forse ingenuamente, e la Cina cerca opportunità industriali. Intanto, la nuova èra atomica aperta dalla crisi della deterrenza americana impone di pensare l'impensabile: come può la Germania diventare il perno militare dell'Europa senza un arsenale nucleare nazionale? La terza parte si intitola "Berlino-Mosca, giochi di guerra".
Nell'establishment tedesco prevale ormai un consenso: la Russia è il nemico strategico contro cui prepararsi a combattere. Non tutti in Germania considerano però la rottura irreversibile. Sotto la superficie, sopravvive l'idea che una tregua duratura in Ucraina possa riaprire, prima o poi, il canale con Mosca - a partire dall'energia. Nel frattempo, la Russia osserva il ritorno della Germania con sospetto, ma anche con un senso di malinconia per un legame perduto (forse) per sempre.
Limes si basa sull'incrocio di competenze e approcci molto diversi. A essa collaborano infatti studiosi (storici, geografi, sociologi, politologi, giuristi, antropologi eccetera) ma anche decisori (politici, diplomatici, militari, imprenditori, manager eccetera), in uno scambio aperto di opinioni e in una feconda contaminazione di approcci. Salvo le opinioni apertamente razziste, in quanto tali avverse a un dibattito aperto e paritario, tutte le idee politiche e geopolitiche hanno pieno accesso alla rivista.
Essa si fonda infatti sul confronto contrastivo di rappresentazioni e progetti geopolitici diversi o anche opposti. L'essenziale è che essi siano riconducibili a conflitti di potere nello spazio (terrestre, marittimo, aereo), e che siano quindi cartografabili. L'uso di cartine geopolitiche è quindi essenziale per sviluppare il confronto, e su Limes infatti la cartografia abbonda.
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