Giuseppe Lupo, scrittore e saggista, insegna all'Università Cattolica di Milano e di Brescia. Tra le le ultime pubblicazioni narrative Gli anni del nostro incanto, 2017, Breve storia del mio silenzio, 2019, II pioppo del Sempione, 2021 e, per la saggistica, Civiltà Appennino, con R. Nigro, 2020 e Le fabbriche the costruirono l'Italia, 2020. Ha vinto numerosi premi letterari, fra cui il Viareggio-Rèpaci, il Selezione Campiello, il Mondello, l'Alassio-Centolibri, il Vittorini, il Dessi.
La storia senza redenzione. Il racconto del Mezzogiorno lungo due secoli
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- Nombre de pages279
- FormatGrand Format
- PrésentationBroché
- Poids0.31 kg
- Dimensions14,0 cm × 20,1 cm × 2,2 cm
- ISBN978-88-498-6537-0
- EAN9788849865370
- Date de parution01/04/2021
- CollectionSS19
- ÉditeurRubbettino
Résumé
Il confronto tra Meridione e letteratura nel periodo dall'Unità d'Italia ai nostri giorni, soprattutto per quanto attiene alla nozione di Storia : un tema a cui gli scrittori meridionali si sono dimostrati particolarmente sensibili, ma che hanno elaborato in maniera contradittoria e problematica. Quel che trapela da questa indagine è che gli scrittori meridionali non hanno creduto nella Storia (intesa vichianamente come conquista di modernità e di progresso), arrivando a teorizzarne la negazione o a scavalcarla rifugiandosi nell'utopia.
Ripercorrendo i temi cruciali del meridionalismo - l'Unificazione del 1861, la Questione meridionale, le trasformazioni della società industriale, l'emigrazione, l'epoca del postmoderno - viene qui offerta una chiave interpretativa da cui emerge un dato trascurato dagli studi precedenti : a eccezione di pochi nomi, gli intellettuali del Sud si sono fermati alla denuncia dei fatti, anziché costruire una cultura progettuale in grado di riscattare o redimere gli umili.
Ripercorrendo i temi cruciali del meridionalismo - l'Unificazione del 1861, la Questione meridionale, le trasformazioni della società industriale, l'emigrazione, l'epoca del postmoderno - viene qui offerta una chiave interpretativa da cui emerge un dato trascurato dagli studi precedenti : a eccezione di pochi nomi, gli intellettuali del Sud si sono fermati alla denuncia dei fatti, anziché costruire una cultura progettuale in grado di riscattare o redimere gli umili.


