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Uncommon People. Ascesa e caduta delle rockstar
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- Nombre de pages408
- FormatePub
- ISBN1254802694
- EAN9791254802694
- Date de parution27/03/2026
- Protection num.Digital Watermarking
- Taille700 Ko
- Infos supplémentairesepub
- ÉditeurNottetempo
Résumé
1955-1994: quarant'anni in cui l'icona della rockstar nasce, raggiunge lo zenit, poi inizia a declinare come un astro alla fine del suo ciclo. Raccontandoci un giorno particolare nella vita di un talento musicale per ognuno di questi anni, David Hepworth restituisce un quadro affascinante - e variegato come gli umori degli artisti ritratti - di cosa siano state le rockstar e di come si siano cucite addosso i loro destini eccezionali, intrecciandoli alle nostre vite e fantasie di fan sedotti.
Provocazione, carisma, tempismo, genio artistico, il desiderio fortissimo di essere qualcuno al di fuori dell'ordinario: queste "uncommon people" portano un'impareggiabile rivoluzione culturale ed estetica nel mondo del secondo Novecento. L'intemperanza di Little Richard, il magnetismo di Elvis Presley, la spavalda alchimia dei Beatles, l'aggressività animalesca degli Stones, la poesia autodistruttiva di Jim Morrison.
E ancora Hendrix con la sua chitarra portentosa, Joplin che canta come se non ci fosse un domani, Dylan che spinge il songwriting a vette mitiche, Bowie che con Ziggy Stardust inventa il prototipo della rockstar per poi liquidarlo. E personaggi agli antipodi come Springsteen e Madonna, Michael Jackson e Ozzy Osbourne, Stevie Nicks e Freddie Mercury. Fino al crepuscolo degli dei: Kurt Cobain che brucia in fretta per non spegnersi lentamente.
E al panorama attuale, in cui la musica incontra il digitale e ne viene assorbita, mentre il business dell'intrattenimento scompagina i miti e la creatività. "La festa è finita", dice Hepworth, ma quanto ci siamo divertiti.
Provocazione, carisma, tempismo, genio artistico, il desiderio fortissimo di essere qualcuno al di fuori dell'ordinario: queste "uncommon people" portano un'impareggiabile rivoluzione culturale ed estetica nel mondo del secondo Novecento. L'intemperanza di Little Richard, il magnetismo di Elvis Presley, la spavalda alchimia dei Beatles, l'aggressività animalesca degli Stones, la poesia autodistruttiva di Jim Morrison.
E ancora Hendrix con la sua chitarra portentosa, Joplin che canta come se non ci fosse un domani, Dylan che spinge il songwriting a vette mitiche, Bowie che con Ziggy Stardust inventa il prototipo della rockstar per poi liquidarlo. E personaggi agli antipodi come Springsteen e Madonna, Michael Jackson e Ozzy Osbourne, Stevie Nicks e Freddie Mercury. Fino al crepuscolo degli dei: Kurt Cobain che brucia in fretta per non spegnersi lentamente.
E al panorama attuale, in cui la musica incontra il digitale e ne viene assorbita, mentre il business dell'intrattenimento scompagina i miti e la creatività. "La festa è finita", dice Hepworth, ma quanto ci siamo divertiti.





