Tutte le nostre maledizioni

Par : Tamara Tenembaum
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  • FormatePub
  • ISBN978-88-6044-925-2
  • EAN9788860449252
  • Date de parution24/02/2023
  • Protection num.Digital Watermarking
  • Taille1 Mo
  • Infos supplémentairesepub
  • ÉditeurFandango Libri

Résumé

"L'unica volta che mia madre ha visto nascere un pidocchio è stato sopra la mia testa." Si apre così questo romanzo di infinitesimali dettagli che, come ha scritto Guadalupe Nettel, fanno scoppiare mine. In Tutte le nostre maledizioni, Tamara Tenenbaum, scrittrice e filosofa femminista argentina, autrice de La fine dell'amore, racconta la vita di una ragazza nata e cresciuta nella comunità ebreo-ortodossa a Buenos Aires e da essa più o meno fuoriuscita.
Dipinge piccole storie, vite riassunte in tre, quattro righe, mentre va avanti o ristagna quella della protagonista: una bambina, poi ragazza, poi adulta, che prova a pensare da sé. Persino la morte del padre, ucciso in un attentato, è elaborata con poche, precise parole, anch'esse lontane dai percorsi canonici del lutto. Ma pensare da sé non è impresa facile: Tamara fraintende e sragiona, le sfuggono contraddizioni e trame latenti nel quotidiano.
Come districarsi, in un mondo che, tanto dentro quanto fuori dalla fede, non fa altro che imporre riti e dogmi? Come spiegarsi comportamenti umani, la cui origine è remota nel tempo, e i cui legami con l'oppressione sono spesso occulti? Smontando e sviscerando cerimonie, disarticolando la normalità, irridendo persone, oggetti e luoghi, ma soprattutto se stessa: la capacità di ragionare sulla sensazione e di metterla a nudo, di dubitare di quel che fa sentire comodi e di quel che, al contrario, scomoda è il fulcro della scrittura di Tenenbaum.
È la presa di coscienza, femminista innanzitutto, a spiegare le ragioni degli eventi: quanto più piccoli, maggiore il loro peso. Come in un Lessico famigliare d'oltreoceano, l'autrice riscatta e cristallizza le anomalie del quotidiano, in cui riecheggiano eventi lontani e sovrastrutture, strascichi di quel che non si vede ma persiste sottotraccia, ombre di storie.
"L'unica volta che mia madre ha visto nascere un pidocchio è stato sopra la mia testa." Si apre così questo romanzo di infinitesimali dettagli che, come ha scritto Guadalupe Nettel, fanno scoppiare mine. In Tutte le nostre maledizioni, Tamara Tenenbaum, scrittrice e filosofa femminista argentina, autrice de La fine dell'amore, racconta la vita di una ragazza nata e cresciuta nella comunità ebreo-ortodossa a Buenos Aires e da essa più o meno fuoriuscita.
Dipinge piccole storie, vite riassunte in tre, quattro righe, mentre va avanti o ristagna quella della protagonista: una bambina, poi ragazza, poi adulta, che prova a pensare da sé. Persino la morte del padre, ucciso in un attentato, è elaborata con poche, precise parole, anch'esse lontane dai percorsi canonici del lutto. Ma pensare da sé non è impresa facile: Tamara fraintende e sragiona, le sfuggono contraddizioni e trame latenti nel quotidiano.
Come districarsi, in un mondo che, tanto dentro quanto fuori dalla fede, non fa altro che imporre riti e dogmi? Come spiegarsi comportamenti umani, la cui origine è remota nel tempo, e i cui legami con l'oppressione sono spesso occulti? Smontando e sviscerando cerimonie, disarticolando la normalità, irridendo persone, oggetti e luoghi, ma soprattutto se stessa: la capacità di ragionare sulla sensazione e di metterla a nudo, di dubitare di quel che fa sentire comodi e di quel che, al contrario, scomoda è il fulcro della scrittura di Tenenbaum.
È la presa di coscienza, femminista innanzitutto, a spiegare le ragioni degli eventi: quanto più piccoli, maggiore il loro peso. Come in un Lessico famigliare d'oltreoceano, l'autrice riscatta e cristallizza le anomalie del quotidiano, in cui riecheggiano eventi lontani e sovrastrutture, strascichi di quel che non si vede ma persiste sottotraccia, ombre di storie.
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