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Sirene. Il paesaggio sonoro modernista
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- Nombre de pages128
- FormatPDF
- ISBN978-88-229-1541-2
- EAN9788822915412
- Date de parution27/01/2026
- Protection num.Digital Watermarking
- Taille529 Ko
- Infos supplémentairespdf
- ÉditeurQuodlibet
Résumé
Il saggio indaga il rapporto tra modernismo, radiofonia e percezione sonora, proponendo una genealogia culturale della voce disincarnata e della soggettività acustica nel primo Novecento. Gli anni Venti sono assunti come soglia estetica e tecnica nel momento in cui la trasformazione urbana ed elettrica si traduce in una mutazione sensoriale: l'occhio cede progressivamente centralità all'orecchio e l'esperienza moderna si riorganizza attraverso dispositivi come il grammofono e la radio.
Quest'ultima è analizzata non solo come mezzo di trasmissione, ma come medium hauntologico e ambientale, capace di modulare linguaggio, tempo e soggettività. Attraverso un confronto con le avanguardie visive e sonore (Ruttmann, Vertov, Russolo, Avraamov), il saggio mostra come il paesaggio acustico moderno - fatto di rumori industriali, voci acusmatiche, montaggi uditivi - abbia ridefinito la relazione tra media, corpo e percezione.
La radio emerge come tecnica di risonanza e come ambiente narrativo, in grado di riscrivere lo spazio domestico e psichico. Il modernismo non si limita così a rappresentare la nuova realtà: la sonorizza. Il Novecento comincia quando la voce esce dalla pagina e comincia a circolare nell'etere. È in questo campo d'ascolto che la letteratura modernista si rivela anche letteratura per l'orecchio. La voce joyciana - fatta di onomatopee, interferenze, balbettii, idiomi implosi - è letta come documento del suono, traccia acustica della modernità.
In James Joyce, la parola si fa rumore organizzato, la sintassi si piega al ritmo dell'ascolto, la lingua si carica di elettricità e memoria sonora. Il saggio segue questi passaggi come si seguirebbe un paesaggio notturno illuminato a intermittenza: tra grammofoni e flâneurs, avanguardie radiofoniche e rumori urbani, voci senza volto e sintassi radiogena, l'obiettivo è pensare la modernità come un campo d'onde - estetico, tecnico, affettivo - in cui l'orecchio diventa il nuovo organo critico del mondo.
Quest'ultima è analizzata non solo come mezzo di trasmissione, ma come medium hauntologico e ambientale, capace di modulare linguaggio, tempo e soggettività. Attraverso un confronto con le avanguardie visive e sonore (Ruttmann, Vertov, Russolo, Avraamov), il saggio mostra come il paesaggio acustico moderno - fatto di rumori industriali, voci acusmatiche, montaggi uditivi - abbia ridefinito la relazione tra media, corpo e percezione.
La radio emerge come tecnica di risonanza e come ambiente narrativo, in grado di riscrivere lo spazio domestico e psichico. Il modernismo non si limita così a rappresentare la nuova realtà: la sonorizza. Il Novecento comincia quando la voce esce dalla pagina e comincia a circolare nell'etere. È in questo campo d'ascolto che la letteratura modernista si rivela anche letteratura per l'orecchio. La voce joyciana - fatta di onomatopee, interferenze, balbettii, idiomi implosi - è letta come documento del suono, traccia acustica della modernità.
In James Joyce, la parola si fa rumore organizzato, la sintassi si piega al ritmo dell'ascolto, la lingua si carica di elettricità e memoria sonora. Il saggio segue questi passaggi come si seguirebbe un paesaggio notturno illuminato a intermittenza: tra grammofoni e flâneurs, avanguardie radiofoniche e rumori urbani, voci senza volto e sintassi radiogena, l'obiettivo è pensare la modernità come un campo d'onde - estetico, tecnico, affettivo - in cui l'orecchio diventa il nuovo organo critico del mondo.



