Un accumulatore di spazi vuoti da riempire di aspettative, una donna a cui - persi tutti i sensi - rimane solo quello di colpa, un'infausta pace all'origine di una guerra tra corpi, la rivincita del limbo, che diventa ricovero ideale per le anime dei cloni.
Nella dimensione fantastica e bizzarra in cui Livio Santoro mette in scena le proprie apocalissi individuali e collettive si riflettono i desideri più oscuri, le paure più profonde e le ossessioni più distruttive dell'animo umano.
Una sequenza perfetta di allucinazioni letterarie dove si respira il senso della fine immanente e dove la parola - sempre accurata, elegante e affilata secondo lo stile della micronarrazione - si fa gioco e detta il ritmo.
Che siano usciti da una fiaba, da un incubo, dalle pieghe del mito o dalla non meno sorprendente quotidianità, i personaggi di Santoro ci mostrano come ogni stagione della vita possa godere di una piccola sorprendente apocalisse.
Un accumulatore di spazi vuoti da riempire di aspettative, una donna a cui - persi tutti i sensi - rimane solo quello di colpa, un'infausta pace all'origine di una guerra tra corpi, la rivincita del limbo, che diventa ricovero ideale per le anime dei cloni.
Nella dimensione fantastica e bizzarra in cui Livio Santoro mette in scena le proprie apocalissi individuali e collettive si riflettono i desideri più oscuri, le paure più profonde e le ossessioni più distruttive dell'animo umano.
Una sequenza perfetta di allucinazioni letterarie dove si respira il senso della fine immanente e dove la parola - sempre accurata, elegante e affilata secondo lo stile della micronarrazione - si fa gioco e detta il ritmo.
Che siano usciti da una fiaba, da un incubo, dalle pieghe del mito o dalla non meno sorprendente quotidianità, i personaggi di Santoro ci mostrano come ogni stagione della vita possa godere di una piccola sorprendente apocalisse.