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Memorie sull'Egitto. e specialmente sui costumi delle donne orientali e gli harem
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- Nombre de pages193
- FormatePub
- ISBN1255931454
- EAN9791255931454
- Date de parution04/02/2026
- Protection num.Digital Watermarking
- Taille2 Mo
- Infos supplémentairesepub
- ÉditeurPaperleaves
Résumé
Veniva di continuo interrogata su ciò che aveva visto in Egitto, e specialmente sui costumi delle donne orientali e sugli harem. Ciò fe' nascere in me l'idea di appagare in qualche modo l'altrui curiosità pubblicando qualche cosa sull'Egitto, e massime sui costumi e gli usi femminili di quel paese
Nel 1819, appena tredicenne, Amalia si trasferisce con la sua famiglia in Egitto su invito dello zio, il dottor Filiberto Marucchi, medico del ministro delle Finanze di Muhammad Ali.
Appena un anno dopo sposa Giuseppe Nizzoli, cancelliere del Consolato austriaco. La sua è una condizione privilegiata, data la posizione del marito e dello zio, e grazie anche alla conoscenza della lingua araba, imparata all'inizio del suo soggiorno, che le consentiva di avvicinare l'élite ottomana; in particolare, poteva aver accesso agli harem, preclusi agli uomini. Amalia viaggiò anche per il paese, descrivendo quello che colpiva la sua mente curiosa e osservatrice; fu anche la prima donna a sovraintendere una missione di scavo, finanziata dal marito, appassionato egittologo e collezionista (gli oggetti che raccolsero oggi si trovano nei musei di Firenze, Torino e Milano). Le sue memorie, pubblicate nel 1841, sono d'un genere nuovo tra la copia dei libri che trattano delle cose egizie, per quella parte almeno che si riferisce ai costumi delle donne.
Spesso, in effetti, i resoconti sull'Egitto, e sull'oriente in generale, ne riportavano più un'immagine stereotipata e fantasiosa che reale e la vita delle donne rinchiuse nei ginecei ispiravano stravaganti e pruriginose illusioni, molto lontane dalla realtà, come si deduce facilmente dalle memorie della Nizzoli.
Appena un anno dopo sposa Giuseppe Nizzoli, cancelliere del Consolato austriaco. La sua è una condizione privilegiata, data la posizione del marito e dello zio, e grazie anche alla conoscenza della lingua araba, imparata all'inizio del suo soggiorno, che le consentiva di avvicinare l'élite ottomana; in particolare, poteva aver accesso agli harem, preclusi agli uomini. Amalia viaggiò anche per il paese, descrivendo quello che colpiva la sua mente curiosa e osservatrice; fu anche la prima donna a sovraintendere una missione di scavo, finanziata dal marito, appassionato egittologo e collezionista (gli oggetti che raccolsero oggi si trovano nei musei di Firenze, Torino e Milano). Le sue memorie, pubblicate nel 1841, sono d'un genere nuovo tra la copia dei libri che trattano delle cose egizie, per quella parte almeno che si riferisce ai costumi delle donne.
Spesso, in effetti, i resoconti sull'Egitto, e sull'oriente in generale, ne riportavano più un'immagine stereotipata e fantasiosa che reale e la vita delle donne rinchiuse nei ginecei ispiravano stravaganti e pruriginose illusioni, molto lontane dalla realtà, come si deduce facilmente dalle memorie della Nizzoli.



