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L'anarchia della ribellione permanente. Gianni Celati e Lino Gabellone traduttori di Céline
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- Nombre de pages240
- FormatPDF
- ISBN978-88-229-1554-2
- EAN9788822915542
- Date de parution31/01/2026
- Protection num.Digital Watermarking
- Taille3 Mo
- Infos supplémentairespdf
- ÉditeurQuodlibet
Résumé
Gianni Celati diceva che tradurre una pagina di Louis-Ferdinand Céline equivale a fare « i giochi di prestigio con le parole ». È quanto risulta, in effetti, dallo studio dei Colloqui con il professor Y e, soprattutto, de Il Ponte di Londra, le due versioni céliniane che lo stesso Celati, affiancato dall'amico Lino Gabellone, pubblica per Einaudi nel 1971, e che per più aspetti costituiscono uno spartiacque tanto nella contrastata ricezione italiana del romanziere francese, quanto nelle vicende della traduzine letteraria in Italia.
Nei capitoli che compongono L'anarchia della ribellione permanente, Micheletti sottopone la traduzione de Il Ponte di Londra a una minuziosa analisi formale, in particolare mettendo a fuoco i principali stilemi morfosintattici e stagliandone il ricchissimo impasto lessicale su una contro-tradizione che attraversa carsicamente l'intero tracciato della storia linguistica italiana, dai più antichi repertori furbeschi all'anonimato delle nuove parlate di piazza, passando per gli anticlassicismi e i plurilinguismi dell'età rinascimentale. La critica stilistica dialoga qui con la ricostruzione delle coordinate culturali ed editoriali da cui il lavoro di reinvenzione della lingua di Céline prende le mosse; le istanze della filologia disegnano un punto di contatto con il motivo (poetico, politico ed esistenziale) della ribellione, aprendo scorci suggestivi sull'eredità nascosta di questa straordinaria impresa traduttiva.
Nei capitoli che compongono L'anarchia della ribellione permanente, Micheletti sottopone la traduzione de Il Ponte di Londra a una minuziosa analisi formale, in particolare mettendo a fuoco i principali stilemi morfosintattici e stagliandone il ricchissimo impasto lessicale su una contro-tradizione che attraversa carsicamente l'intero tracciato della storia linguistica italiana, dai più antichi repertori furbeschi all'anonimato delle nuove parlate di piazza, passando per gli anticlassicismi e i plurilinguismi dell'età rinascimentale. La critica stilistica dialoga qui con la ricostruzione delle coordinate culturali ed editoriali da cui il lavoro di reinvenzione della lingua di Céline prende le mosse; le istanze della filologia disegnano un punto di contatto con il motivo (poetico, politico ed esistenziale) della ribellione, aprendo scorci suggestivi sull'eredità nascosta di questa straordinaria impresa traduttiva.



