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Il "conflitto continuo" nella geopolitica marittima del XXI secolo. Riflessioni ed evidenze sulla "zona grigia"

Par : Francesco Zampieri
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  • Nombre de pages112
  • FormatePub
  • ISBN978-88-3365-797-4
  • EAN9788833657974
  • Date de parution30/05/2025
  • Protection num.Digital Watermarking
  • Taille722 Ko
  • Infos supplémentairesepub
  • ÉditeurEdizioni Nuova Cultura

Résumé

Il tema della "ibridazione" dei conflitti e delle operazioni nella "zona grigia" della competizione tra Stati è quanto mai di attualità. Anzi, fino al febbraio 2022, non erano pochi gli analisti convinti che il confronto interstatuale del futuro si sarebbe "giocato" quasi esclusivamente al di qua della "soglia del conflitto armato". A far propendere per questa ipotesi erano fattori quali le reali o presunte dottrine sviluppate in tal direzione da parte delle "potenze revisioniste" dell'ordine internazionale - su tutte, la Russia e la Cina - unitamente alla consapevolezza della distruttività dei nuovi armamenti.
Ancora, l'enorme importanza che avevano assunto il "dominio" cibernetico, quello cognitive e i successi riportati dalle varie private military companies - su tutte, la famosa Wagner Group - parevano consolidare queste ipotesi. Se, poi, si allargava lo sguardo al "dominio" marittimo, innanzitutto ai contesi mari dell'Oceano Pacifico occidentale, non era così "fantasioso" ritenere che il confronto avrebbe privilegiato le forme "ibride".
Dopo tutto, la Cina continua a rendersi protagonista di azioni classificabili come confronti "ibridi" o nella "zona grigia" proprio laddove le possibilità di uno scontro militare con gli antagonisti sono più elevate. La guerra russo-ucraina ha però spazzato via tutte le illusioni cui si accennava: non che quel conflitto non abbia visto forme di confronto e scontro di tipo ibrido - si pensi, ad esempio, al ricorso a forme di hybrid warfare, all'uso spregiudicato degli strumenti del cognitive warfare, all'uso delle leve economiche, alle operazioni rimaste senza una chiara paternità e via dicendo - ma è indubbio che la "vecchia" guerra di attrito e tra attori simmetrici è tornata a occupare le prime pagine dei giornali.
La massa, l'attrito, la potenza di fuoco, le battaglie campali, gli scontri in mare con l'affondamento degli assetti costituiscono l'evidenza che la guerra è ancora un brutale scontro armato e una carneficina. Verrebbe, dunque, da chiedersi quale necessità ci sia di produrre uno studio - sia pure privo della pretesa di essere quello "definitivo" sull'argomento - che tratti ancora il tema dell'ibridazione dei conflitti.
La risposta va ricercata non solo nel fatto che la guerra manterrà comunque anche queste forme - in omaggio alla propria natura camaleontica, come l'aveva definita Clausewitz - ma anche al fatto che, per quanto riguarda il confronto sul mare, le forme ibride della conflittualità non solo non diminuiranno ma, anzi, prolifereranno anche in teatri diversi da quelli in cui, sino a oggi, si sono manifestate.
Ecco, dunque, il perché di un libro dedicato al confronto ibrido e al di sotto della soglia del conflitto armato in ambito marittimo e, segnatamente, con un occhio di riguardo anche al teatro geopolitico e geostrategico del "Mediterraneo Allargato".