Forma categoriale e struttura del giudizio. Sull'incompiutezza sistematica del pensiero di Emil Lask
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- FormatPDF
- ISBN978-88-229-1113-1
- EAN9788822911131
- Date de parution27/08/2020
- Protection num.Adobe DRM
- Taille1 Mo
- Infos supplémentairespdf
- ÉditeurQuodlibet
Résumé
L'opera di Lask (1875-1915) è irta di difficoltà e assai poco studiata, ma il fascino che essa esercita è ancora notevole. Sensibile alla filosofia dei valori neokantiana, di cui è stato uno degli ultimi eredi, Lask ha saputo cogliere il significato profondo dell'orizzonte dischiuso dal pensiero fenomenologico, radicalizzando la « tesi copernicana » al fine di attuare una riscrittura della logica trascendentale di Kant, cui ha impresso una netta curvatura ontologica.
Lask non ci ha lasciato un sistema, e non ce l'avrebbe lasciato nemmeno fosse sopravvissuto alla guerra, ma la trama della sua riflessione esibisce tratti speculativi vertiginosi, celebrati, tra gli altri, da Heidegger, Plessner, Lukács e Adorno. La grandezza e la profondità del suo pensiero è dimostrata anche dalla sua capacità di anticipare molte delle problematiche divenute centrali nel dibattito filosofico contemporaneo.
Il punto di partenza delle sue due opere principali - Die Logik der Philosophie und die Kategorienlehre (1911) e Die Lehre vom Urteil (1912) - non è la logica come disciplina formale, bensì la logica della verità, com'era stata tematizzata da Kant nell'analitica trascendentale. La logica laskiana non si configura dunque come una comune filosofia della logica, ma assume il carattere metafilosofico di una logica della logica, intendendo con ciò una logica della conoscenza filosofica in grado di tracciare i contorni di un'ontologia di stampo categoriale, in cui l'oggettualità del teoretico rilancia il primato dell'essere sulle condizioni razionalistiche del puro conoscere.
In questo quadro concettuale, in cui una nuova teoria dell'oggetto scandisce i rapporti tra neocriticismo, fenomenologia e pensiero antico, Lask sviluppa una dottrina del giudizio che - sfiorando gli abissi del misticismo - esibisce l'articolazione di una struttura logica artificiosa nella quale la verità è sottratta alla conoscenza.
Lask non ci ha lasciato un sistema, e non ce l'avrebbe lasciato nemmeno fosse sopravvissuto alla guerra, ma la trama della sua riflessione esibisce tratti speculativi vertiginosi, celebrati, tra gli altri, da Heidegger, Plessner, Lukács e Adorno. La grandezza e la profondità del suo pensiero è dimostrata anche dalla sua capacità di anticipare molte delle problematiche divenute centrali nel dibattito filosofico contemporaneo.
Il punto di partenza delle sue due opere principali - Die Logik der Philosophie und die Kategorienlehre (1911) e Die Lehre vom Urteil (1912) - non è la logica come disciplina formale, bensì la logica della verità, com'era stata tematizzata da Kant nell'analitica trascendentale. La logica laskiana non si configura dunque come una comune filosofia della logica, ma assume il carattere metafilosofico di una logica della logica, intendendo con ciò una logica della conoscenza filosofica in grado di tracciare i contorni di un'ontologia di stampo categoriale, in cui l'oggettualità del teoretico rilancia il primato dell'essere sulle condizioni razionalistiche del puro conoscere.
In questo quadro concettuale, in cui una nuova teoria dell'oggetto scandisce i rapporti tra neocriticismo, fenomenologia e pensiero antico, Lask sviluppa una dottrina del giudizio che - sfiorando gli abissi del misticismo - esibisce l'articolazione di una struttura logica artificiosa nella quale la verità è sottratta alla conoscenza.








