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Eugenio Montale. Il tu e la cultura ebraica
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- Nombre de pages160
- FormatPDF
- ISBN978-88-229-1551-1
- EAN9788822915511
- Date de parution30/01/2026
- Protection num.Digital Watermarking
- Taille1 Mo
- Infos supplémentairespdf
- ÉditeurQuodlibet
Résumé
È possibile che la poesia montaliana sia sulle tracce della terra di Canaan? Pervaso da un profondo « senso dell'arca », Eugenio Montale ha sviluppato un progressivo interesse sin dagli Ossi di seppia e poi nel cuore delle Occasioni e della Bufera e altro - come di recente ha notato la critica più attenta - verso la cultura e la mistica ebraica. Non una ricerca sistematica, né tanto meno dogmatica: vale per lui quello che disse di Kafka, « il simbolo brilla di luce solare e sconfigge ogni interpretazione esclusiva ».
Eppure nel Femminile cabalistico delle destinatarie della sua lirica, nel "simbolismo autoriflesso" della sua attività di traduttore e persino nel ruolo di inviato del « Corriere della Sera » (particolarmente nei viaggi in Siria e in Palestina), Montale - novello Zaccheo, « Nestoriano smarrito » - ha intravisto il sacro biblico ed evangelico, problematizzandolo. L'« iddia che non s'incarna » e il Dio « con la barba » ne sono testimonianza.
Ne è testimonianza anche l'orto del Getsemani: lì, per ammissione dello stesso Montale, « nemmeno il cuore più indurito può trattenere la commozione vedendo la più che bimillenaria lastra di pietra sulla quale il Salvatore, per lunga e ininterrotta tradizione, si adagiò e pianse ».
Eppure nel Femminile cabalistico delle destinatarie della sua lirica, nel "simbolismo autoriflesso" della sua attività di traduttore e persino nel ruolo di inviato del « Corriere della Sera » (particolarmente nei viaggi in Siria e in Palestina), Montale - novello Zaccheo, « Nestoriano smarrito » - ha intravisto il sacro biblico ed evangelico, problematizzandolo. L'« iddia che non s'incarna » e il Dio « con la barba » ne sono testimonianza.
Ne è testimonianza anche l'orto del Getsemani: lì, per ammissione dello stesso Montale, « nemmeno il cuore più indurito può trattenere la commozione vedendo la più che bimillenaria lastra di pietra sulla quale il Salvatore, per lunga e ininterrotta tradizione, si adagiò e pianse ».



