Il romanzo che ha rivelato al mondo il genio di Régis Jauffret
« Autobiografia è probabilmente la cosa più estrema che sia mai stata scritta in lingua francese » Le Monde
« Leggete Autobiografia di Régis Jauffret e capirete perché questo scrittore è grande come Louis-Ferdinand Céline, come Vladimir Nabokov, come Charles Bukowski » Libération
Un diciottenne, di cui non conosciamo il nome, esce di casa, seduce una ragazza e inizia così immediatamente il suo percorso di autodistruzione, realizzato attraverso la distruzione del mondo femminile.
Una discesa agli inferi e nell'abisso che diventa metafora di una demolizione dell'idea stessa di « essere umano », e che avviene passando ininterrottamente da una donna all'altra, seducendole, facendosi mantenere, devastandole e poi abbandonandole senza nessuna emozione, senza nessuna pietà, senza nessun rimorso, senza una cattiveria che presupporrebbe dei riferimenti etici che il protagonista di questa « autobiografia » non possiede.
Un Raskol'nikov senza senso di colpa, un Humbert Humbert privo di qualsiasi devozione, raccontato in una formidabile « autobiografia » del male. Un romanzo breve, definito da alcuni critici una « macrofiction », nel quale non c'è morale perché la morale non esiste, dove l'etica lascia il posto a una realtà talmente inaccettabile da divenire paradosso e iperbole, dove la letteratura si mette al servizio di un progetto narrativo devastante.
Segue la raccolta di « finzioni » Giochi di spiaggia, pubblicata in Francia nel 2002, che è una sorta di « prova generale » delle Microfictions che scaturiranno in seguito dal cervello di questo scrittore.
Diciassette racconti che riversano addosso a chi legge destini, vite, perdite e rinascite che sembrano uscire dalle vene di chi non può fare a meno di immaginare e poi raccontare tutte le « vite degli altri ». Narrazioni (o finzioni) che si rivelano spietate, lucide, allucinate, acide visioni di noi stessi.
Il romanzo che ha rivelato al mondo il genio di Régis Jauffret
« Autobiografia è probabilmente la cosa più estrema che sia mai stata scritta in lingua francese » Le Monde
« Leggete Autobiografia di Régis Jauffret e capirete perché questo scrittore è grande come Louis-Ferdinand Céline, come Vladimir Nabokov, come Charles Bukowski » Libération
Un diciottenne, di cui non conosciamo il nome, esce di casa, seduce una ragazza e inizia così immediatamente il suo percorso di autodistruzione, realizzato attraverso la distruzione del mondo femminile.
Una discesa agli inferi e nell'abisso che diventa metafora di una demolizione dell'idea stessa di « essere umano », e che avviene passando ininterrottamente da una donna all'altra, seducendole, facendosi mantenere, devastandole e poi abbandonandole senza nessuna emozione, senza nessuna pietà, senza nessun rimorso, senza una cattiveria che presupporrebbe dei riferimenti etici che il protagonista di questa « autobiografia » non possiede.
Un Raskol'nikov senza senso di colpa, un Humbert Humbert privo di qualsiasi devozione, raccontato in una formidabile « autobiografia » del male. Un romanzo breve, definito da alcuni critici una « macrofiction », nel quale non c'è morale perché la morale non esiste, dove l'etica lascia il posto a una realtà talmente inaccettabile da divenire paradosso e iperbole, dove la letteratura si mette al servizio di un progetto narrativo devastante.
Segue la raccolta di « finzioni » Giochi di spiaggia, pubblicata in Francia nel 2002, che è una sorta di « prova generale » delle Microfictions che scaturiranno in seguito dal cervello di questo scrittore.
Diciassette racconti che riversano addosso a chi legge destini, vite, perdite e rinascite che sembrano uscire dalle vene di chi non può fare a meno di immaginare e poi raccontare tutte le « vite degli altri ». Narrazioni (o finzioni) che si rivelano spietate, lucide, allucinate, acide visioni di noi stessi.