Roberto Bolano racconta che il primo libro di Wilcock che gli capitó di leggere — "in giorni nei quali tutto faceva presagire solo tristezza" — gli "restituí l'allegria, come riescono a farlo solo i capolavori della letteratura che sono al tempo stesso capo-lavori dello humour nero". Da allora non smise mai di raccomandare, come si rac-comanda un farmaco benefico, quello che definiva "uno dei più grandi e più strani (con tutto ció che di rivoluzionario ha in sé questa parola) scrittori di questo seco-lo, che nessun buon lettore deve trascurare".
Il libro dei mostri, l'ultimo di Wilcock, lo conferma : è uno dei suoi più felici e sfre-nati viaggi nel fantastico, la ricognizione puntuale ed esilarante-raccapricciante di un "piccolo mondo mostruoso", dove non troveremo Sirene e Onocentauri, ma mol-ti personaggi improbabili - e che pure ci sembra di incontrare ogni giorno, in quel-la quotidianità, riconoscibile come sem-plice maschera del caos, in cui vengono genialmente innestati il grottesco e l'as-surdo, la diversità e la follia : il geometra Elio Torpo, per esempio, si è tramutato in un vulcano di fango, l'ufficiale postale Fre-nio Guiscardi in "un ammasso di peli, lana e bambagia, di forma genericamente sferica", il critico letterario Berlo Zenobi in una massa di vermi, il veterinario Lurio Tontino in un asteroide, e lo psicoanalista Ruzio Haub-Haub è in tutto simile a una vipera...
Come Hrundi V. Bakshi (il protagonista di Hollywood Party), ha scritto Edoardo Camurri, "Wilcock si diverte a mandare a gambe all'aria tutto quanto" : sotto la caustica ferocia dei suoi attacchi crollano frasi fatte, luoghi comuni, banalità e ideologie.
Roberto Bolano racconta che il primo libro di Wilcock che gli capitó di leggere — "in giorni nei quali tutto faceva presagire solo tristezza" — gli "restituí l'allegria, come riescono a farlo solo i capolavori della letteratura che sono al tempo stesso capo-lavori dello humour nero". Da allora non smise mai di raccomandare, come si rac-comanda un farmaco benefico, quello che definiva "uno dei più grandi e più strani (con tutto ció che di rivoluzionario ha in sé questa parola) scrittori di questo seco-lo, che nessun buon lettore deve trascurare".
Il libro dei mostri, l'ultimo di Wilcock, lo conferma : è uno dei suoi più felici e sfre-nati viaggi nel fantastico, la ricognizione puntuale ed esilarante-raccapricciante di un "piccolo mondo mostruoso", dove non troveremo Sirene e Onocentauri, ma mol-ti personaggi improbabili - e che pure ci sembra di incontrare ogni giorno, in quel-la quotidianità, riconoscibile come sem-plice maschera del caos, in cui vengono genialmente innestati il grottesco e l'as-surdo, la diversità e la follia : il geometra Elio Torpo, per esempio, si è tramutato in un vulcano di fango, l'ufficiale postale Fre-nio Guiscardi in "un ammasso di peli, lana e bambagia, di forma genericamente sferica", il critico letterario Berlo Zenobi in una massa di vermi, il veterinario Lurio Tontino in un asteroide, e lo psicoanalista Ruzio Haub-Haub è in tutto simile a una vipera...
Come Hrundi V. Bakshi (il protagonista di Hollywood Party), ha scritto Edoardo Camurri, "Wilcock si diverte a mandare a gambe all'aria tutto quanto" : sotto la caustica ferocia dei suoi attacchi crollano frasi fatte, luoghi comuni, banalità e ideologie.