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Lino Guanciale

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Miracolo a Milano
« Forse una città non l'amiamo mai per intero ne? la conosciamo mai per intero. C'e` sempre troppa vita altrove. Vita che ignoriamo. Una citta` e` soprattutto il resto delle cose esclusi noi, escluso me, escluso te, gli infiniti punti in cui non siamo. »
E` il 1951 quando nelle sale italiane esce un film che restera` indelebile nella memoria collettiva: il titolo e` Miracolo a Milano, lo scrivono Cesare Zavattini e Vittorio De Sica e arriva nei cinema proprio mentre l'Italia sta provando a lasciarsi alle spalle la guerra, canta Grazie dei fiori e guarda con fiducia a un futuro di ordine e benessere.
A differenza delle pellicole precedenti di De Sica, simbolo della durezza del neorealismo, questo film assomiglia a una favola: racconta le avventure di un umile orfano, Toto`, che, animato da sani valori e da una bonta` disarmante, riesce a guidare alla riscossa una comunita` di poveri ed emarginati. Parabola o satira, consolazione o atto d'accusa, il film divide il pubblico, riscuotendo da subito critiche e plausi per il modo in cui riesce a mescolare il fango della cronaca sociale con la luce dell'utopia, il neorealismo con il fantastico piu` audace. A 75 anni di distanza, questa nuova drammaturgia curata da Paolo Di Paolo e Lino Guanciale riaccende la magia della sceneggiatura originale, trasformando la citta` in una scena viva, attraversata da conflitti, desideri e possibilita` inattese.
In un presente in cui le metropoli continuano a crescere, promettere, escludere, e in cui i margini cambiano forma, si spostano, diventano invisibili, Miracolo a Milano continua a parlare a chi li abita o li attraversa senza vederli; a chi resiste e a chi ha smesso di credere. Continua a indicare il punto fragile sotto la superficie ordinata, il luogo da cui si puo` prendere il volo in sella a una scopa.
A differenza delle pellicole precedenti di De Sica, simbolo della durezza del neorealismo, questo film assomiglia a una favola: racconta le avventure di un umile orfano, Toto`, che, animato da sani valori e da una bonta` disarmante, riesce a guidare alla riscossa una comunita` di poveri ed emarginati. Parabola o satira, consolazione o atto d'accusa, il film divide il pubblico, riscuotendo da subito critiche e plausi per il modo in cui riesce a mescolare il fango della cronaca sociale con la luce dell'utopia, il neorealismo con il fantastico piu` audace. A 75 anni di distanza, questa nuova drammaturgia curata da Paolo Di Paolo e Lino Guanciale riaccende la magia della sceneggiatura originale, trasformando la citta` in una scena viva, attraversata da conflitti, desideri e possibilita` inattese.
In un presente in cui le metropoli continuano a crescere, promettere, escludere, e in cui i margini cambiano forma, si spostano, diventano invisibili, Miracolo a Milano continua a parlare a chi li abita o li attraversa senza vederli; a chi resiste e a chi ha smesso di credere. Continua a indicare il punto fragile sotto la superficie ordinata, il luogo da cui si puo` prendere il volo in sella a una scopa.
« Forse una città non l'amiamo mai per intero ne? la conosciamo mai per intero. C'e` sempre troppa vita altrove. Vita che ignoriamo. Una citta` e` soprattutto il resto delle cose esclusi noi, escluso me, escluso te, gli infiniti punti in cui non siamo. »
E` il 1951 quando nelle sale italiane esce un film che restera` indelebile nella memoria collettiva: il titolo e` Miracolo a Milano, lo scrivono Cesare Zavattini e Vittorio De Sica e arriva nei cinema proprio mentre l'Italia sta provando a lasciarsi alle spalle la guerra, canta Grazie dei fiori e guarda con fiducia a un futuro di ordine e benessere.
A differenza delle pellicole precedenti di De Sica, simbolo della durezza del neorealismo, questo film assomiglia a una favola: racconta le avventure di un umile orfano, Toto`, che, animato da sani valori e da una bonta` disarmante, riesce a guidare alla riscossa una comunita` di poveri ed emarginati. Parabola o satira, consolazione o atto d'accusa, il film divide il pubblico, riscuotendo da subito critiche e plausi per il modo in cui riesce a mescolare il fango della cronaca sociale con la luce dell'utopia, il neorealismo con il fantastico piu` audace. A 75 anni di distanza, questa nuova drammaturgia curata da Paolo Di Paolo e Lino Guanciale riaccende la magia della sceneggiatura originale, trasformando la citta` in una scena viva, attraversata da conflitti, desideri e possibilita` inattese.
In un presente in cui le metropoli continuano a crescere, promettere, escludere, e in cui i margini cambiano forma, si spostano, diventano invisibili, Miracolo a Milano continua a parlare a chi li abita o li attraversa senza vederli; a chi resiste e a chi ha smesso di credere. Continua a indicare il punto fragile sotto la superficie ordinata, il luogo da cui si puo` prendere il volo in sella a una scopa.
A differenza delle pellicole precedenti di De Sica, simbolo della durezza del neorealismo, questo film assomiglia a una favola: racconta le avventure di un umile orfano, Toto`, che, animato da sani valori e da una bonta` disarmante, riesce a guidare alla riscossa una comunita` di poveri ed emarginati. Parabola o satira, consolazione o atto d'accusa, il film divide il pubblico, riscuotendo da subito critiche e plausi per il modo in cui riesce a mescolare il fango della cronaca sociale con la luce dell'utopia, il neorealismo con il fantastico piu` audace. A 75 anni di distanza, questa nuova drammaturgia curata da Paolo Di Paolo e Lino Guanciale riaccende la magia della sceneggiatura originale, trasformando la citta` in una scena viva, attraversata da conflitti, desideri e possibilita` inattese.
In un presente in cui le metropoli continuano a crescere, promettere, escludere, e in cui i margini cambiano forma, si spostano, diventano invisibili, Miracolo a Milano continua a parlare a chi li abita o li attraversa senza vederli; a chi resiste e a chi ha smesso di credere. Continua a indicare il punto fragile sotto la superficie ordinata, il luogo da cui si puo` prendere il volo in sella a una scopa.
