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Vincenzo Cuoco

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Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli
Nel 1799, sull'onda della spinta rivoluzionaria francese, un gruppo di intellettuali e patrioti proclamò a Napoli una Repubblica, destinata a durare pochi mesi e a finire in un bagno di sangue. Perché un moto animato da ideali così alti si risolse in un tragico fallimento?
Vincenzo Cuoco, testimone diretto e protagonista di quegli eventi, offre in questo Saggio storico una risposta che ha segnato per sempre la storiografia e il pensiero politico italiano.
La sua analisi, lucida e spietata, individua la causa principale del disastro nel "peccato originale" della rivoluzione: essere stata una rivoluzione "passiva". I giacobini napoletani, secondo Cuoco, avevano tentato di imporre alla nazione un modello astratto e importato dalla Francia, calandolo dall'alto su un popolo impreparato e estraneo a quei principi. Crearono così un solco incolmabile tra la minoranza illuminata che governava e le masse, che rimasero legate alle vecchie istituzioni e al loro sovrano. Più di un semplice resoconto storico, quest'opera è una profonda riflessione sulla politica, sulla natura delle rivoluzioni e sulla necessità che ogni cambiamento sia radicato nella concretezza della storia, delle tradizioni e della "nazione" reale.
Un monito, ancora attuale, sui rischi di un idealismo disgiunto dalla realtà che intende riformare. A oltre due secoli dalla sua prima pubblicazione, il Saggio storico di Cuoco rimane una lettura fondamentale per comprendere le dinamiche del potere, il rapporto tra intellettuali e popolo e le complesse sfide di ogni tentativo di rinnovamento politico.
La sua analisi, lucida e spietata, individua la causa principale del disastro nel "peccato originale" della rivoluzione: essere stata una rivoluzione "passiva". I giacobini napoletani, secondo Cuoco, avevano tentato di imporre alla nazione un modello astratto e importato dalla Francia, calandolo dall'alto su un popolo impreparato e estraneo a quei principi. Crearono così un solco incolmabile tra la minoranza illuminata che governava e le masse, che rimasero legate alle vecchie istituzioni e al loro sovrano. Più di un semplice resoconto storico, quest'opera è una profonda riflessione sulla politica, sulla natura delle rivoluzioni e sulla necessità che ogni cambiamento sia radicato nella concretezza della storia, delle tradizioni e della "nazione" reale.
Un monito, ancora attuale, sui rischi di un idealismo disgiunto dalla realtà che intende riformare. A oltre due secoli dalla sua prima pubblicazione, il Saggio storico di Cuoco rimane una lettura fondamentale per comprendere le dinamiche del potere, il rapporto tra intellettuali e popolo e le complesse sfide di ogni tentativo di rinnovamento politico.
Nel 1799, sull'onda della spinta rivoluzionaria francese, un gruppo di intellettuali e patrioti proclamò a Napoli una Repubblica, destinata a durare pochi mesi e a finire in un bagno di sangue. Perché un moto animato da ideali così alti si risolse in un tragico fallimento?
Vincenzo Cuoco, testimone diretto e protagonista di quegli eventi, offre in questo Saggio storico una risposta che ha segnato per sempre la storiografia e il pensiero politico italiano.
La sua analisi, lucida e spietata, individua la causa principale del disastro nel "peccato originale" della rivoluzione: essere stata una rivoluzione "passiva". I giacobini napoletani, secondo Cuoco, avevano tentato di imporre alla nazione un modello astratto e importato dalla Francia, calandolo dall'alto su un popolo impreparato e estraneo a quei principi. Crearono così un solco incolmabile tra la minoranza illuminata che governava e le masse, che rimasero legate alle vecchie istituzioni e al loro sovrano. Più di un semplice resoconto storico, quest'opera è una profonda riflessione sulla politica, sulla natura delle rivoluzioni e sulla necessità che ogni cambiamento sia radicato nella concretezza della storia, delle tradizioni e della "nazione" reale.
Un monito, ancora attuale, sui rischi di un idealismo disgiunto dalla realtà che intende riformare. A oltre due secoli dalla sua prima pubblicazione, il Saggio storico di Cuoco rimane una lettura fondamentale per comprendere le dinamiche del potere, il rapporto tra intellettuali e popolo e le complesse sfide di ogni tentativo di rinnovamento politico.
La sua analisi, lucida e spietata, individua la causa principale del disastro nel "peccato originale" della rivoluzione: essere stata una rivoluzione "passiva". I giacobini napoletani, secondo Cuoco, avevano tentato di imporre alla nazione un modello astratto e importato dalla Francia, calandolo dall'alto su un popolo impreparato e estraneo a quei principi. Crearono così un solco incolmabile tra la minoranza illuminata che governava e le masse, che rimasero legate alle vecchie istituzioni e al loro sovrano. Più di un semplice resoconto storico, quest'opera è una profonda riflessione sulla politica, sulla natura delle rivoluzioni e sulla necessità che ogni cambiamento sia radicato nella concretezza della storia, delle tradizioni e della "nazione" reale.
Un monito, ancora attuale, sui rischi di un idealismo disgiunto dalla realtà che intende riformare. A oltre due secoli dalla sua prima pubblicazione, il Saggio storico di Cuoco rimane una lettura fondamentale per comprendere le dinamiche del potere, il rapporto tra intellettuali e popolo e le complesse sfide di ogni tentativo di rinnovamento politico.
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