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Claudia Mazzucato

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L'esercizio del 'giusto giudizio'
Che cosa rende 'giusto' l'esercizio del 'giudizio'? Quanto, come e perché il 'giudicare' non si lascia ridurre al semplice 'spiegare'? Queste le domande che si dischiudono non appena si mette a tema il 'giudizio', tanto più in un contesto socio-culturale, oltre che giuridico-istituzionale, nel quale si assiste, a tutti i livelli, a un 'infuriare' di giudizi 'sommari', il cui assordante rumore di fondo sembra renderci orfani di giudizi veri e, appunto, giusti.
Le opere letterarie prese in considerazione in questo volume lasciano intravedere spiragli di risposta a tali secolari quesiti dell'umanità. La Storia della colonna infame, che è il luogo del giudizio e del giudizio sul giudizio, ma anche I promessi sposi, dove il giudizio è più squisitamente narrativo, pongono le basi per scandagliare, con Alessandro Manzoni, la dimensione etica della vita e il delicato equilibrio tra giudizio e comprensione. Un interrogativo che si ripropone nel dialogo con Leonardo Sciascia e Primo Levi, ma anche con molti altri autori e pensatori, attualizzato, ad esempio, nella serrata discussione critica con la tendenza, espressione di una crescente 'ansia punitiva', a mal sopportare i tempi e i vincoli di garanzia dello stesso procedimento penale, in favore del ben più rapido, ed emotivo, 'giudizio mediatico'. Congiungendo competenze teoriche e sensibilità applicative, esperienze giuridiche e prospettive filosofiche, sociologiche, psicologiche e criminologiche, il volume incoraggia il lettore, tanto più quello interessato al livello di civiltà giuridica (e, dunque, di civiltà tout court) della società in cui vive, a dipanare l'intreccio tra responsabilità, giudizio, riparazione e pena, « tutte categorie che evocano situazioni di sofferenza ». La risposta alla perturbante domanda « Ma come rispondere diversamente? » sta nel prendere sulle spalle un « pezzetto della croce della società », aprendosi a un'idea di giustizia come ascolto e attenzione. Con i contributi di: Carla Bagnoli, Giuliano Balbi, Mauro Bertolotti, Giovanni Canzio, Lucia Castellano, Patrizia Catellani, Maurizio Catino, Adolfo Ceretti, Paola Corvi, Franca D'Agostini, Francesco D'Alessandro, Cristina de Maglie, Gaia Donati, Luciano Eusebi, Luigi Ferrarella, Gabriele Fornasari, Gabrio Forti, Pierantonio Frare, Loredana Garlati, Diletta Giuffrida, Fausto Giunta, Aldo Grasso, Natalino Irti, Claudia Mazzucato, Isabella Merzagora, Niccolò Nisivoccia, Carlo Enrico Paliero, Mauro Palma, Silvano Petrosino, Antonio Sichera, Francesco Viganò, Arianna Visconti.
Le opere letterarie prese in considerazione in questo volume lasciano intravedere spiragli di risposta a tali secolari quesiti dell'umanità. La Storia della colonna infame, che è il luogo del giudizio e del giudizio sul giudizio, ma anche I promessi sposi, dove il giudizio è più squisitamente narrativo, pongono le basi per scandagliare, con Alessandro Manzoni, la dimensione etica della vita e il delicato equilibrio tra giudizio e comprensione. Un interrogativo che si ripropone nel dialogo con Leonardo Sciascia e Primo Levi, ma anche con molti altri autori e pensatori, attualizzato, ad esempio, nella serrata discussione critica con la tendenza, espressione di una crescente 'ansia punitiva', a mal sopportare i tempi e i vincoli di garanzia dello stesso procedimento penale, in favore del ben più rapido, ed emotivo, 'giudizio mediatico'. Congiungendo competenze teoriche e sensibilità applicative, esperienze giuridiche e prospettive filosofiche, sociologiche, psicologiche e criminologiche, il volume incoraggia il lettore, tanto più quello interessato al livello di civiltà giuridica (e, dunque, di civiltà tout court) della società in cui vive, a dipanare l'intreccio tra responsabilità, giudizio, riparazione e pena, « tutte categorie che evocano situazioni di sofferenza ». La risposta alla perturbante domanda « Ma come rispondere diversamente? » sta nel prendere sulle spalle un « pezzetto della croce della società », aprendosi a un'idea di giustizia come ascolto e attenzione. Con i contributi di: Carla Bagnoli, Giuliano Balbi, Mauro Bertolotti, Giovanni Canzio, Lucia Castellano, Patrizia Catellani, Maurizio Catino, Adolfo Ceretti, Paola Corvi, Franca D'Agostini, Francesco D'Alessandro, Cristina de Maglie, Gaia Donati, Luciano Eusebi, Luigi Ferrarella, Gabriele Fornasari, Gabrio Forti, Pierantonio Frare, Loredana Garlati, Diletta Giuffrida, Fausto Giunta, Aldo Grasso, Natalino Irti, Claudia Mazzucato, Isabella Merzagora, Niccolò Nisivoccia, Carlo Enrico Paliero, Mauro Palma, Silvano Petrosino, Antonio Sichera, Francesco Viganò, Arianna Visconti.
Che cosa rende 'giusto' l'esercizio del 'giudizio'? Quanto, come e perché il 'giudicare' non si lascia ridurre al semplice 'spiegare'? Queste le domande che si dischiudono non appena si mette a tema il 'giudizio', tanto più in un contesto socio-culturale, oltre che giuridico-istituzionale, nel quale si assiste, a tutti i livelli, a un 'infuriare' di giudizi 'sommari', il cui assordante rumore di fondo sembra renderci orfani di giudizi veri e, appunto, giusti.
Le opere letterarie prese in considerazione in questo volume lasciano intravedere spiragli di risposta a tali secolari quesiti dell'umanità. La Storia della colonna infame, che è il luogo del giudizio e del giudizio sul giudizio, ma anche I promessi sposi, dove il giudizio è più squisitamente narrativo, pongono le basi per scandagliare, con Alessandro Manzoni, la dimensione etica della vita e il delicato equilibrio tra giudizio e comprensione. Un interrogativo che si ripropone nel dialogo con Leonardo Sciascia e Primo Levi, ma anche con molti altri autori e pensatori, attualizzato, ad esempio, nella serrata discussione critica con la tendenza, espressione di una crescente 'ansia punitiva', a mal sopportare i tempi e i vincoli di garanzia dello stesso procedimento penale, in favore del ben più rapido, ed emotivo, 'giudizio mediatico'. Congiungendo competenze teoriche e sensibilità applicative, esperienze giuridiche e prospettive filosofiche, sociologiche, psicologiche e criminologiche, il volume incoraggia il lettore, tanto più quello interessato al livello di civiltà giuridica (e, dunque, di civiltà tout court) della società in cui vive, a dipanare l'intreccio tra responsabilità, giudizio, riparazione e pena, « tutte categorie che evocano situazioni di sofferenza ». La risposta alla perturbante domanda « Ma come rispondere diversamente? » sta nel prendere sulle spalle un « pezzetto della croce della società », aprendosi a un'idea di giustizia come ascolto e attenzione. Con i contributi di: Carla Bagnoli, Giuliano Balbi, Mauro Bertolotti, Giovanni Canzio, Lucia Castellano, Patrizia Catellani, Maurizio Catino, Adolfo Ceretti, Paola Corvi, Franca D'Agostini, Francesco D'Alessandro, Cristina de Maglie, Gaia Donati, Luciano Eusebi, Luigi Ferrarella, Gabriele Fornasari, Gabrio Forti, Pierantonio Frare, Loredana Garlati, Diletta Giuffrida, Fausto Giunta, Aldo Grasso, Natalino Irti, Claudia Mazzucato, Isabella Merzagora, Niccolò Nisivoccia, Carlo Enrico Paliero, Mauro Palma, Silvano Petrosino, Antonio Sichera, Francesco Viganò, Arianna Visconti.
Le opere letterarie prese in considerazione in questo volume lasciano intravedere spiragli di risposta a tali secolari quesiti dell'umanità. La Storia della colonna infame, che è il luogo del giudizio e del giudizio sul giudizio, ma anche I promessi sposi, dove il giudizio è più squisitamente narrativo, pongono le basi per scandagliare, con Alessandro Manzoni, la dimensione etica della vita e il delicato equilibrio tra giudizio e comprensione. Un interrogativo che si ripropone nel dialogo con Leonardo Sciascia e Primo Levi, ma anche con molti altri autori e pensatori, attualizzato, ad esempio, nella serrata discussione critica con la tendenza, espressione di una crescente 'ansia punitiva', a mal sopportare i tempi e i vincoli di garanzia dello stesso procedimento penale, in favore del ben più rapido, ed emotivo, 'giudizio mediatico'. Congiungendo competenze teoriche e sensibilità applicative, esperienze giuridiche e prospettive filosofiche, sociologiche, psicologiche e criminologiche, il volume incoraggia il lettore, tanto più quello interessato al livello di civiltà giuridica (e, dunque, di civiltà tout court) della società in cui vive, a dipanare l'intreccio tra responsabilità, giudizio, riparazione e pena, « tutte categorie che evocano situazioni di sofferenza ». La risposta alla perturbante domanda « Ma come rispondere diversamente? » sta nel prendere sulle spalle un « pezzetto della croce della società », aprendosi a un'idea di giustizia come ascolto e attenzione. Con i contributi di: Carla Bagnoli, Giuliano Balbi, Mauro Bertolotti, Giovanni Canzio, Lucia Castellano, Patrizia Catellani, Maurizio Catino, Adolfo Ceretti, Paola Corvi, Franca D'Agostini, Francesco D'Alessandro, Cristina de Maglie, Gaia Donati, Luciano Eusebi, Luigi Ferrarella, Gabriele Fornasari, Gabrio Forti, Pierantonio Frare, Loredana Garlati, Diletta Giuffrida, Fausto Giunta, Aldo Grasso, Natalino Irti, Claudia Mazzucato, Isabella Merzagora, Niccolò Nisivoccia, Carlo Enrico Paliero, Mauro Palma, Silvano Petrosino, Antonio Sichera, Francesco Viganò, Arianna Visconti.
Les livres de Claudia Mazzucato

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La pena 'in castigo'. Un'analisi critica su regole e sanzioni
Ilaria Marchetti, Claudia Mazzucato
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