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Ivan Catanzaro

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Il superuomo come dottrina del nichilismo classico
Il superuomo come dottrina del nichilismo classico offre una offre una ricostruzione del superuomo e del nichilismo classico a partire da Nietzsche e da alcuni snodi decisivi della sua ricezione novecentesca, assumendo Heidegger soprattutto come interprete influente all'interno dei dibattiti nietzschiani. Il centro del lavoro è concettuale prima ancora che ricostruttivo, poiché mostra come superuomo, volontà di potenza, trasvalutazione, eterno ritorno e nichilismo formino un lessico teorico unitario, le cui nozioni si chiariscono solo se lette nelle loro connessioni reciproche.
In questo quadro emergono con particolare forza questioni che toccano insieme studi nietzschiani ed epistemologia, come il rapporto tra verità e valore, la normatività delle credenze, il legame tra validità e potenza e la possibilità che ciò che conta come vero non dipenda esclusivamente da criteri di corrispondenza, ma anche da esigenze di fondazione e funzione pratica. La ricostruzione insiste inoltre sul ruolo di Descartes come passaggio decisivo della genealogia moderna del problema, nella misura in cui il soggetto viene assunto come fondamento della verità e dell'essere.
Ne risulta un lavoro guidato da problemi teorici netti e riconoscibili, tra cui il valore della verità, la funzione pratica del credere e le forme del nichilismo. In questa prospettiva, il superuomo non appare come semplice immagine antropologica, ma come figura concettuale attraverso cui interrogare la crisi dei valori supremi e le condizioni normative del pensiero.
In questo quadro emergono con particolare forza questioni che toccano insieme studi nietzschiani ed epistemologia, come il rapporto tra verità e valore, la normatività delle credenze, il legame tra validità e potenza e la possibilità che ciò che conta come vero non dipenda esclusivamente da criteri di corrispondenza, ma anche da esigenze di fondazione e funzione pratica. La ricostruzione insiste inoltre sul ruolo di Descartes come passaggio decisivo della genealogia moderna del problema, nella misura in cui il soggetto viene assunto come fondamento della verità e dell'essere.
Ne risulta un lavoro guidato da problemi teorici netti e riconoscibili, tra cui il valore della verità, la funzione pratica del credere e le forme del nichilismo. In questa prospettiva, il superuomo non appare come semplice immagine antropologica, ma come figura concettuale attraverso cui interrogare la crisi dei valori supremi e le condizioni normative del pensiero.
Il superuomo come dottrina del nichilismo classico offre una offre una ricostruzione del superuomo e del nichilismo classico a partire da Nietzsche e da alcuni snodi decisivi della sua ricezione novecentesca, assumendo Heidegger soprattutto come interprete influente all'interno dei dibattiti nietzschiani. Il centro del lavoro è concettuale prima ancora che ricostruttivo, poiché mostra come superuomo, volontà di potenza, trasvalutazione, eterno ritorno e nichilismo formino un lessico teorico unitario, le cui nozioni si chiariscono solo se lette nelle loro connessioni reciproche.
In questo quadro emergono con particolare forza questioni che toccano insieme studi nietzschiani ed epistemologia, come il rapporto tra verità e valore, la normatività delle credenze, il legame tra validità e potenza e la possibilità che ciò che conta come vero non dipenda esclusivamente da criteri di corrispondenza, ma anche da esigenze di fondazione e funzione pratica. La ricostruzione insiste inoltre sul ruolo di Descartes come passaggio decisivo della genealogia moderna del problema, nella misura in cui il soggetto viene assunto come fondamento della verità e dell'essere.
Ne risulta un lavoro guidato da problemi teorici netti e riconoscibili, tra cui il valore della verità, la funzione pratica del credere e le forme del nichilismo. In questa prospettiva, il superuomo non appare come semplice immagine antropologica, ma come figura concettuale attraverso cui interrogare la crisi dei valori supremi e le condizioni normative del pensiero.
In questo quadro emergono con particolare forza questioni che toccano insieme studi nietzschiani ed epistemologia, come il rapporto tra verità e valore, la normatività delle credenze, il legame tra validità e potenza e la possibilità che ciò che conta come vero non dipenda esclusivamente da criteri di corrispondenza, ma anche da esigenze di fondazione e funzione pratica. La ricostruzione insiste inoltre sul ruolo di Descartes come passaggio decisivo della genealogia moderna del problema, nella misura in cui il soggetto viene assunto come fondamento della verità e dell'essere.
Ne risulta un lavoro guidato da problemi teorici netti e riconoscibili, tra cui il valore della verità, la funzione pratica del credere e le forme del nichilismo. In questa prospettiva, il superuomo non appare come semplice immagine antropologica, ma come figura concettuale attraverso cui interrogare la crisi dei valori supremi e le condizioni normative del pensiero.
